CERVO – Storie di pittura piemontese del Novecento in Liguria

Nel periodo successivo all’ultimo conflitto mondiale, a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, il piccolo borgo medievale di Cervo, affacciato sul mare, esercitò un fascino speciale su un gruppo di artisti e di intellettuali, in particolare piemontesi, che lo scelsero quale residenza estiva, dando vita a un ricco cenacolo artistico e culturale. Molti di questi personaggi conobbero la Riviera di Ponente perché influenzati dal forte legame tra Carlo Levi e la Liguria, scelta come luogo di riflessione e di ispirazione per il suo lavoro.

Si formò a partire dalla seconda metà del Novecento, una piccola comunità di pittori torinesi: tra i primi ad arrivare ci fu l’artista Francesco Casorati Pavarolo, figlio di Felice Casorati, arrivarono poi Piero Martina, Sergio Saroni, Romano Campagnoli e Francesco Menzio. Il piccolo centro ligure divenne una fucina intellettuale che coinvolse anche letterati come Henry Furst che fece conoscere all’estero le opere di Montale, Moravia, Soldati, Landolfi, Zavattini, Palazzeschi ed altri ancora, traducendo in italiano Jünger, Douglas, Sombart, Sackville –West e Walschap.

Fu inoltre proprio a Cervo che iniziarono i primi incontri tra famosi musicisti come Sergio Liberovic con Italo Calvino e Emilio Jona che diedero vita al movimento “Cantacronache”che si opponeva alla canzonetta di consumo. In questo ambiente, così fervido, nel 1956, L’Azienda Autonoma di Soggiorno decise di dare vita ad un concorso nazionale d’arte, puntando alla formazione di un piccolo nucleo di arte contemporanea, al quale parteciparono numerosi artisti piemontesi .

Pubblicazioni correlate